<%@LANGUAGE="VBSCRIPT"%> Chiesa di Santa Maria ad Cryptas a Fossa (AQ) - La parete settentrionale
La parete settentrionale

La parete settentrionale della Chiesa di Santa Maria ad Cryptas

Pitture che esaltano un nuovo interesse per la natura e la ricerca della realtà nelle sue dimensioni

Su questa parete si possono ammirare pitture totalmente differenti da quelle fin qui analizzate.
Non più figure duecentesche immobili e statiche, concepite come informazione e ammonizione per i fedeli, ma un nuovo interesse per la natura e la ricerca della realtà nelle sue dimensioni.
L’interesse narrativo si sposta dal Cristo alla Vergine, tramite tra l’Uomo e il Divino.
Siamo di fronte ad un’arte nuova nella quale domina l’architettura che con le sue logge, le sue bifore ed i suoi giochi prospettici rende vitale e bellissimo questo ciclo pittorico.
Gli affreschi sono databili nella seconda metà del XIV° secolo e riconducibili ad una bottega di scuola toscana.
Il tema narrato è la “Vita della Vergine” secondo la lettura per registri e la divisione per campate.
Le storie hanno inizio nei primi due riquadri, da destra di chi guarda, sovrastanti l’edicola, e narrano le vicende che precedettero la nascita di Maria come aveva fatto Giotto nella “Cappella degli Scrovegni” a Padova.
Nel primo riquadro a destra, non chiaramente leggibile, viene rappresentato “San Giocchino tra i pastori”. Dopo essere stato cacciato dal tempio perché il suo matrimonio con Sant’Anna era ancora risultato infecondo, si ritira tra i pastori per fare penitenza e lì lo raggiunge un Angelo, rappresentato in alto a sinistra, che gli annuncia la nascita di Maria. Segue la scena dell’ “Incontro presso la Porta Aurea” dopo che anche Sant’Anna ha avuto l’annuncio della futura gravidanza.
Annunciazione Le analogie con lo stile di Giotto sono evidenti e consistono nell’inquadramento della scena in un ambiente architettonico accompagnato, quindi, dalla ricerca spaziale e volumetrica, dal posizionamento dei personaggi di profilo, dalla ricerca di movimento chiara soprattutto nel gesto di San Gioacchino.Brano lacunoso architetture sullo sfondo
Le scene sottostanti sono state coperte dall’edicola cinquecentesca e quindi la lettura prosegue sulla campata attigua alla controfacciata.
Nel primo riquadro in alto a sinistra troviamo la rappresentazione della “Annunciazione”: la scena si svolge in un cortile in cui il porticato diviene l’elemento divisorio tra la Vergine e l’Arcangelo, quindi tra il Terreno e il Divino.
Nel registro sottostante troviamo un brano lacunoso di cui si intravedono solamente le architetture sullo sfondo.
Si prosegue con il riquadro superiore con la scena della “Natività”.
Natività In essa la profondità è resa con l’inserimento della capanna, raffigurata in prospettiva, davanti alla grotta. Colpisce per la sua bellezza la posizione semisdraiata di Maria, che rimanda alla posa giottesca di “Isacco che respinge Esaù” negli affreschi di Assisi. La scena propone due momenti: in basso il bambino appena nato che viene lavato da una donna, mentre in alto riposa nella culla vegliato dal bue e l’asino.
Malattia della Vergine
Sul riquadro inferiore troviamo la rappresentazione della “Malattia della Vergine” distesa sul letto e vegliata da personaggi nimbati raffigurati sotto forma di spiriti.
Morte Segue, in alto, la scena della “Morte” con un ennesimo riferimento all’arte di Giotto nella rappresentazione dei Discepoli posti di spalle.
Andando avanti nella narrazione incontriamo la scena più bella dell’intero ciclo, il “Trasporto”: intensa e drammatica è la rappresentazione dell’estremo gesto compiuto dai Discepoli nei confronti della madre del loro Maestro.
Possiamo quasi sentire il peso della bara sulle spalle dei cinque Apostoli, ma essi hanno una andatura sincronizzata per rendere più maestoso l’atto.
L’insieme degli elementi che rendono assai pregevole la raffigurazione consiste nell’armonia dei colori, nella delicatezza dei panneggi e particolarmente nella ricerca introspettiva operata su ogni personaggio.








            Trasporto
In basso, a sinistra, poi, c’è la “Deposizione della Vergine”: gli sguardi e i gesti dei Discepoli sono marcati dando un forte risalto al sentimento.
Infine c’è la rappresentazione dell’ “Assunzione di Maria in cielo”: La Vergine siede accanto al figlio mentre, sorretta da due angeli, si solleva da terra con gli Apostoli che restano, stupiti, a guardare il miracoloso evento.
Deposizione della Vergine Assunzione di Maria in cielo
Termina così il ciclo trecentesco dando agli osservatori un quadro di riferimento di quella che fu l’arte italiana dopo le innovazioni di Giotto.
Si è ipotizzato, infatti, che gli autori di questi dipinti ne siano stati “allievi” o “collaboratori”.
Certo è che gli artisti che lavorarono a Fossa conoscevano molto bene l’arte del grande Maestro fiorentino perché anche le fasce decorative si rifanno chiaramente ai fregi eseguiti da Giotto nell’omonimo campanile.