<%@LANGUAGE="VBSCRIPT"%> Chiesa di Santa Maria ad Cryptas a Fossa (AQ) - La parete frontale
La parete frontale

La parete frontale della Chiesa di Santa Maria ad Cryptas

Descrizione della parete e di tutti i dipinti presenti

Anche qui, partendo dall’alto, abbiamo il lunettone diviso in cinque parti ognuna delle quali vede la rappresentazione di un diverso personaggio: il primo è “San Giovanni Battista” coperto con un manto di pelle e che porta nella mano sinistra un cartiglio; a seguire c’è “San Paolo” in gesto orante e con la spada. In mezzo, seduto su di un trono, c’è il “Cristo adulto Pantocrato” ovvero benedicente con la mano destra e che mostra la legge nella sinistra: tale posizione richiama ancora una volta gli antichi schemi bizantini che volevano il Cristo nel catino absidale perché fosse visibile da ogni angolazione della chiesa. Gli ultimi due personaggi sono “San Pietro” prima, riconoscibile dalle chiavi e San Giovanni Evangelista per ultimo.

San Giovanni Battista e San Paolo Cristo adulto pantocrato San Pietro e San Giovanni evangelista

Il registro inferiore è composto da quattro riquadri. Partendo da sinistra c’è la “Flagellazione” che si avvale di due diversi momenti decisivi per la sorte di Gesù: nel primo vi è la drammatica decisione di Pilato, seduto su un trono a baldacchino, dove c’è un lieve accenno di prospettiva, mentre nel secondo si vede il Cristo martoriato.
Flagellazione Anche in questa scena c’è un evidente interesse per l’aspetto crudele della realtà. Al centro del registro è raffigurata la bellissima “Crocifissione”: la scena segue l’impianto compositivo tradizionale che vuole la Madonna a destra e San Giovanni Evangelista a sinistra della croce.Crocifissione
I due personaggi incarnano il passato e il futuro, ovvero ciò che è stato e ciò che sarà dopo l’avvento del Salvatore. La Madre e colui che che sarà suo figlio nascondono il dolore sotto l’apparente immobilità, ma i volti angosciati e il braccio alzato della Vergine provano il loro dolore. La “Crocifissione” segue in parte l’iconografia bizantina: il Cristo è rappresentato morto e per questo la testa è reclinata sulla spalla mentre la schiena, accasciata, inarcandosi, si stacca dalla Croce, il ventre è tripartito e, sui palmi delle mani, sono visibili i chiodi del martirio; inoltre, ancora una volta, viene rappresentato con l’aureola crociata.
La rappresentazione del cosiddetto Cristo Patiens, propria di quel periodo, ha un significato ben preciso: accettandone la morte si accetta anche l’umanità del figlio di Dio e quindi il mistero della Resurrezione. Ultimo richiamo all’arte bizantina sono le ali policrome dei due angeli.
Segue la rappresentazione della “Deposizione” nella quale sono riscontrabili, ancora una volta, analogie con la medesima di Bominaco.
    Deposizione
Il pittore accentra l’attenzione sul momento più drammatico: il corpo bendato del Cristo, dopo essere stato posato sul tumulo da Giuseppe e Nicodemo al margine della scena, sta per essere rinchiuso; San Giovanni si avvicina al viso la mano del Maestro, mentre le donne, addolorate, si stringono la veste al seno.
    Quadro votivo dedicato al committente
Al di sotto di questa scena si trova un quadro votivo con la rappresentazione di Colui che doveva essere il committente dell’intero ciclo pittorico seguito, come in un corteo, da altri nove personaggi. In alto un’iscrizione che dice: “Guilelmus Morellus de Santo Eusanio Uxor Eius Guilelmi Morelli, Abbas Guidus, Iohanna Lucetta”. Sebbene la parola Morelli sia leggibile solo nella parte terminale, esiste un documento del 1269 che si riferisce a dei favori fatti dal re Carlo D’Angiò a Guglielmo Morelli, vedovo di Massimilla, e, pertanto, è possibile che si tratti della stessa persona. Si ritiene inoltre che il committente fosse un cavaliere poiché è rappresentato con la tipica veste e porta lo scudo crociato, caratteristico dei soldati di Terra Santa. Al seguito di Guglielmo abbiamo una donna, probabilmente la moglie Massimilla che, come gli altri personaggi femminili, indossa il tipico copricapo dell’epoca e porta i capelli raccolti a treccia. Tra i personaggi spicca un religioso riconoscibile dal capo tonsurato che è forse l’abate Guido di cui parla l’iscrizione.
    Lunettone
Analizzando, infine, i dipinti sulla parete meridionale del presbiterio partendo dal lunettone, troviamo la rappresentazione di cinque santi inseriti in altrettanti spazi: il primo a sinistra è “San Simeone”, poi “San Jacopo” mentre lo spazio centrale presenta, al di sopra della finestra, la raffigurazione di una Santa che ha un rotolo in mano ed è seguita da un Santo con un libro. I nomi scomparsi e gli attributi piuttosto comuni non ne permettono l’identificazione mentre l’ultimo a destra è “San Luca”. Finto panneggio che corre su tutte le tre pareti dell'abside
I dipinti sottostanti sono andati quasi completamente perduti per le infiltrazioni che hanno provocato salificazione e conseguente disgregazione delle opere. Nella parte alta, a sinistra, sono visibili alcuni personaggi nimbati ed in quella di destra un angelo che sostiene un cartiglio. Quest’ultimo registro si riaggancia a terra con una decorazione a finto panneggio di colore ocra che corre su tutte e tre le pareti dell’abside.
Quelle dell’abside sono certamente le pitture più belle e interessanti dell’intero ciclo: da notare che nel vicino convento di Santo Spirito d’Ocre ci sono dei frammenti di affreschi che rivelano diverse analogie con alcuni brani dei dipinti di Santa Maria ad Cryptas. Identica la composizione della scena del Sepolcro che ha una divisione in due registri il primo dei quali reca un’immagine sacra mentre quello sottostante rappresenta la committenza dell’opera, ancora una volta la famiglia Morelli, probabilmente molto legata all’Ordine Cistercense, la cui comunità religiosa aveva sede nella stessa abbazia.