<%@LANGUAGE="VBSCRIPT"%> Chiesa di Santa Maria ad Cryptas a Fossa (AQ) - La controfacciata
La controfacciata

La controfacciata della Chiesa di Santa Maria ad Cryptas

Rappresentazione del “Giudizio Universale”, della “Resurrezione dei Morti” ed altro

Il ciclo pittorico benedettino-cassinese termina sulla controfacciata dell’edificio con la rappresentazione del “Giudizio Universale”, uno dei più antichi dipinti in Abruzzo e certamente tra quelli eseguiti con una delle maniere più autonome e mature.
Purtroppo molti brani sono oggi lacunosi anche a causa dell’inserimento del finestrone rettangolare che probabilmente andò a sostituire la luce originale, alta e stretta, per dare maggiore luminosità all’interno.
Le pitture si distribuiscono su cinque fasce ognuna delle quali è divisa dalla precedente da una semplice linea rossa.
La lettura dei dipinti parte dal primo registro in alto dove è rappresentato il Cristo in Maestà con ai lati Angeli Suonatori.
    Cristo in maesta' con ai lati angeli suonatori
Ancora una volta possiamo sottolineare un dettaglio dell’arte bizantina nel tondo in cui è inserita la figura del Cristo derivante dall’antica mandorla orientale, simbolo di vita e quindi di rinascita.
Nel secondo registro abbiamo dieci personaggi nimbati disposti uno accanto all’altro nella medesima posizione mentre, isolate sulla destra, appaiono due figure più grandi, quasi certamente aggiunte dalla stessa mano che realizzò i dipinti cinquecenteschi.
Cinque personaggi nimbati di sinistra Cinque personaggi nimbati di destra e due grandi aggiunti successivamente
La fascia sottostante vede la rappresentazione delle Anime elette a sinistra, e di quelle dannate, a destra. I due gruppi di personaggi sono divisi dalle figure di due Angeli che mostrano dei cartigli sui quali sono descritte le irrevocabili sentenze divine.
L’Angelo di sinistra mostra il verso: “Venite, Benedicti Patris mei possidete regni” e quindi la schiera degli Eletti si protende verso di Lui acclamando il Signore e manifestando la propria gioia.
    Anime elette - Venite, benedicti patris mei possidete regni
L’Angelo di destra, invece, mostra il castigo con la frase: “Maledicti igne eterni” e quindi i dannati si ritraggono impauriti e mortificati per il loro destino.
    Anime dannate - Maledicti igne eterni
Notiamo con un certo stupore che tra le anime condannate ci sono anche dei monaci tonsurati. Sicuramente il pittore avrà voluto dire che la Giustizia Divina non fa sconti a nessuno.
Tra le figure dei due Angeli c’è un altro personaggio non chiaramente identificato, probabilmente inserito in un secondo tempo.
    Il personaggio fra i due angeli non è chiaramente identificabile
Anche in questo caso la posizione dei due cherubini lascia pensare che tra loro doveva esserci la parte terminale della luce originale.
Il quarto registro è una fascia molto stretta sulla quale sono rappresentate le Anime dei Morti che scoperchiano le lastre delle loro tombe dopo essere tornate in vita.
    Controfacciata
Sull’ultimo registro notiamo dei brani, molto lacunosi, che mostrano, sulla sinistra del portale d’ingresso, l’Arcangelo Gabriele mentre pesa le anime su di una curiosa bilancia con accanto a sé la Vergine e, infine, a destra del portale stesso troviamo la rappresentazione dell’inferno popolato da orribili Demoni che torturano le anime nude dei dannati. L'arcangelo Gabriele pesa le anime su una curiosa bilancia, accanto a lui la Vergine
Il ciclo si conclude così con un forte sottolineatura della sorte cui andranno incontro le anime peccatrici. Secondo una leggenda popolare Dante Alighieri, in visita alla città dell’Aquila in occasione della nomina papale di Celestino V°, ebbe modo di visitare anche la chiesa di Santa Maria ad Cryptas e fu talmente scosso dalla rappresentazione del Giudizio che ne trasse spunto per la realizzazione della Divna Commedia. Prima di passare all’analisi dell’altro ciclo di pitture è importante soffermare l’attenzione sugli esecutori delle opere fin qui esaminate.
Sicuramente si tratta di un cantiere di lavori come dimostrano la vastità delle aree decorate e le diverse mani che si evidenziano nei dipinti. E’fuori dubbio che ci fu un Maestro, fortemente legato agli schemi bizantini, che impostò l’opera e assunse la funzione di Direttore dei Lavori. Dipinto della controfacciata
A lui sono da attribuire le scene della “Genesi”, le figure dei personaggi sui lunettoni dell’abside e l’impostazione generale delle sagome. Ad un secondo pittore, meno raffinato, sono da attribuire le scene minori come la “Resurrezione dei Morti” sulla controfacciata. Ad un Maestro più attento alla espressività, alla ricerca della drammaticità e della spiritualità sono attribuibili le scene della “Passione” e le mastodontiche figure dei “Patriarchi”. Le scene, invece, dei “Mesi” e dei “Santi Cavalieri” fanno pensare ad un quarto Maestro la cui maniera risulta più raffinata rispetto a quella dei suoi collaboratori. E’ opinione dei critici d’arte che nel gruppo dei frescanti ci doveva essere anche il Maestro Gentile da Rocca, autore della bellissima tavola della “Madonna del latte” che originariamente era inserita nell’altare cinquecentesco. Non vanno dimenticate le fasce decorative con i loro temi orientali di greche e girali d’acanto che, oltre a svolgere la funzione pratica di dividere un registro dall’altro, donano vivacità e movimento a tutto l’apparato decorativo.