<%@LANGUAGE="VBSCRIPT"%> Chiesa di Santa Maria ad Cryptas a Fossa (AQ) - L'arco trionfale
L'arco trionfale

L'arco trionfale della Chiesa di Santa Maria ad Cryptas

Alcuni affreschi: “Creazione dell’Universo”, “Divisione del bene dal male”, “Creazione degli animali”, “Creazione del Primo Uomo”...

                               Arco trionfale
Parete destra

La nostra analisi del ciclo narrativo parte dalla parete sovrastante l’arco trionfale che rappresenta inizialmente episodi tratti dal libro della Genesi.
  Creazione dell'universo
La prima scena rappresentata, sulla destra, è la “Creazione dell’Universo”: nel riquadro, delimitato in basso da una preziosa fascia ornata con girali d’acanto, viene rappresentato Dio seduto su di un trono che sostituisce il più comune globo, nell’atto di separare con le braccia il Sole dalla Luna.
Contemporaneamente, in basso nella scena, è posto come limite divisorio tra le acque e la Terra Ferma. L’Eterno assume una posizione frontale ed ha le sembianze di un giovane.
Da alcuni critici questo brano è stato interpretato anche come la divisione della luce dalle tenebre.
Sotto a tale scena si impone alla vista una icona che rappresenta una Madonna mentre, con lo sguardo assente, allatta il Bambino.
  Madonna che allatta il Bambino
La maestosa figura è seduta su di un trono impreziosito da stoffe damascate; è coperta, secondo i canoni bizantini, da un manto rosso che indica la sua carnalità, ma si intravede, al di sotto di questo, la veste azzurra, che allude al suo aspetto divino.
Il terzo registro di dipinti manca perché alla parete fu addossato un altare fatto eseguire, secondo l’iscrizione del cornicione, dalla Compagnia dei “Bifolchi di Fossa” in onore della Vergine rappresentata nel suo interno da una scultura del 1738. L’altare riprende a modello quello di sinistra, ma risulta meno pregiato.

Parete Meridionale

E’ divisa dalle due lesene in tre campate (19). Ogni campata è, a sua volta divisa, dall’alto verso il basso, in tre fasce dette registri.
Nel primo registro della prima campata è rappresentato, partendo dal riquadro a sinistra, il Creatore mentre benedice tre personaggi a ognuno dei suoi lati. Ambedue i gruppi sono sovrastati da una mezza sfera nel cui interno è visibile un volto di profilo: il personaggio di destra è di carnagione chiara, mentre quello di sinistra si presenta con aspetto demoniaco. Per questo il dipinto è stato interpretato come la “Divisione del bene dal male”.
  Divisione del bene e del male
Procedendo nella lettura troviamo la rappresentazione della “Creazione degli animali”, scena nella quale il Signore è raffigurato avendo di fronte a sé figure di uccelli e di animali che in alcuni casi assumono addirittura forme mostruose: il dipinto presenta due aspetti particolarmente curiosi: il cuscino del trono e la coda del leone sono raffigurati al di sopra della cornice.
Questo primo registro è diviso da quello sottostante con una fascia decorativa simile a quella già vista per l’arco trionfale ma che, in questo caso, nasce, come fosse del fuoco, dalla bocca di un drago, ulteriore elemento iconografico, insieme ai mostri-animali, dell’arte orientale.
  Creazione degli animali
  
Nel registro inferiore abbiamo la rappresentazione di più scene divise da una cornice, ma legate tra loro: il primo riquadro rappresenta la “Creazione del Primo Uomo” con la figura di Dio di fronte al personaggio di Adamo che sembra quasi emergere dal terreno, poi la “Nascita di Eva” dalle costole dell’uomo mentre egli dorme, come vuole la tradizione.
  Creazione del primo uomo e nascita di Eva
Di seguito, dopo la finestra strambata, la rappresentazione del Signore che, mostrando il giardino dell’Eden, ammonisce l’uomo e la donna a prendere il frutto proibito.
  
Nell’ultimo registro abbiamo prima la rappresentazione del “Peccato Originale”: la scena si articola con il serpente che, attorcigliato intorno all’albero, si protende verso Eva, mentre la stessa invita l’uomo a gustare anch’egli il frutto del peccato; il riquadro è diviso da quello seguente dalla figura di un Angelo con sei ali posto probabilmente a delimitare il confine tra l’Eden e la Terra e quindi tra il bene e il male.
  Peccato originale
A seguire troviamo la rappresentazione della “Cacciata dal Paradiso” che raffigura il terribile castigo inflitto ai progenitori dell’umanità.
  Cacciata dal Paradiso
Nella scena, purtroppo lacunosa, si distinguono parzialmente le sagome dell’uomo e della donna mentre si ritraggono spaventati dall’ira del Creatore; essi, consapevoli per la prima volta del loro stato, sono vestiti e recano quelli che saranno i loro attrezzi da lavoro.

Seconda Campata

Nella seconda campata l’unico affresco ancora leggibile è quello del primo registro, dove sono raffigurati sei personaggi, ognuno dei quali si va ad inserire in una relativa nicchia: i personaggi sono tutti nimbati e assumono l’atteggiamento di proclamare il messaggio scritto sul cartiglio che portano nella mano destra. Oggi gli studiosi della materia sono concordi nell’attribuire loro il ruolo dei “Profeti” testimoniato dalla posa stessa e dai nomi ancora leggibili dei primi due personaggi a sinistra, ovvero Isaia e Agens (l’ebraico Aggeo). Inoltre, secondo quanto riportato sui cartigli, altri due personaggi sono stati individuati come i profeti Zaccaria e Habecuc.
  I profeti
I dipinti che dovevano trovarsi al di sotto del primo registro sono purtroppo oggi andati perduti a causa della erezione di un altare; solo alla sua sinistra è leggibile la figura frammentaria di un personaggio anziano seduto. L’altare, datato 1597, è realizzato in pietra e presenta un frontone spezzato nel cui interno è inserito lo stemma del paese di Fossa, rappresentato dal castello su di una Mezza Luna.

Terza Campata

I dipinti si dispongono su tre registri. Il primo è diviso in due riquadri ognuno dei quali presenta la raffigurazione di un Santo Cavaliere: il Santo a sinistra è “San Giorgio” rappresentato a cavallo nell’atto di trafiggere il drago mentre il personaggio a destra è “San Martino”, sempre a cavallo, con il suo attributo più celebre, il mantello. I due santi furono realizzati per volere del committente, un cavaliere, del cui ordine i due santi erano riconosciuti protettori.
  San Giorgio e San Martino
Nel secondo registro abbiamo la rappresentazione degli “Ultimi sei mesi dell’anno” interpretati da sei diversi personaggi che vanno a disporsi al di sotto di un porticato all’aperto. Ognuno dei personaggi incarna un mese specifico attraverso la rappresentazione del lavoro che contraddistingue, nell’ambiente agreste, il mese stesso.
  Ultimi sei mesi dell'anno
Luglio è visto come un contadino che si appresta a mietere il grano; Agosto è rappresentato con la battitura delle spighe essiccate; Settembre è incarnato da un personaggio che raccoglie i frutti degli alberi mentre Ottobre viene rappresentato con la pigiatura dell’uva. A Novembre abbiamo la semina e, infine, a Dicembre il rito dell’uccisione del maiale, rappresentato nel momento più cruento, quello dello sgozzamento dell’animale.
Per le molte analogie presenti con il relativo dipinto dei mesi nella cappella del San Pellegrino a Bominaco si ritiene che l’autore del ciclo fossolano conoscesse queste pitture e in parte vi si attenne.
L’unica differenza tra i due pittori sta nella diversa interpretazione data dagli autori: mentre a Bominaco c’è un chiaro riferimento al calendario Astrologico, a Fossa ogni mese è la rappresentazione del lavoro da compiere in quel periodo, come fosse un rituale.
A differenza di Bominaco, infatti, i dipinti non sono stati realizzati in un oratorio, ad esclusivo uso dei monaci, bensì per il popolo e dovevano, quindi, avere una interpretazione meno filosofica e più vicina alle reali necessità umane.
I dipinti di questi due ultimi registri si distaccano dall’apparato decorativo prima analizzato: essi, infatti, presentano un disegno più leggero e raffinato, con una maggiore cura per i particolari : basta raffrontare il colonnato dei mesi con quello dei Profeti o notare i fiori dipinti a terra, la maggiore freschezza e vivacità dei colori.
La mano che ha realizzato questi dipinti appartiene sicuramente ad un artista più delicato ed elegante. Sull’ultimo registro abbiamo, infine, la rappresentazione di tre mastodontiche figure nimbate che, sedute, portano dei piccoli personaggi sulle loro ginocchia.
I personaggi sono stati identificati come “I tre Patriarchi”: Abramo, Isacco e Giacobbe, capostipiti della stirpe ebrea.
Le piccole figure in seno ai Patriarchi sembrano, però, avere maggiore attinenza con dei personaggi dell’epoca, come rivelano il saio dei monaci, le acconciature delle donne e la presenza di due vescovi riconoscibili dalla mitra.
  I tre patriarchi: Abramo, Isacco, Giacobbe
Questi personaggi dovevano rappresentare gli Eletti in Cielo tra i quali il pittore aveva voluto porre familiari e religiosi particolarmente cari alla committenza.

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19- Parte di costruzione compresa tra due sostegni o piedritti (elementi verticali con funzione portante nelle costruzioni) consecutivi.